don Galdino Canova San Marco di Cassola

Intervista a Don GALDINO CANOVA | Parroco di San Marco di Cassola


Intervista a Don GALDINO CANOVA | Parroco di San Marco Evangelista di Cassola

Il giorno 7 novembre 2016 presso la canonica della parrocchia di San Marco Evangelista di Cassola abbiamo intervistato don Galdino Canova.

Prete da 42 anni, di cui 24 anni vissuti in Brasile come missionario nell’area metropolitana di Rio de Janeiro, rientra in Italia nel 2001 come direttore del Centro Toniolo a Padova, successivamente designato alla guida dell’unità pastorale di Sant’Urbano nella bassa padovana, viene nominato nel 2013 parroco di San Marco Evangelista di Cassola.


Ci può raccontare la sua esperienza missionaria in Brasile. Da quanti anni è parroco della comunità pastorale di San Marco di Cassola?

Come missionario ho vissuto 24 anni in Brasile nell’area metropolitana di Rio de Janeiro. E’ stata un’esperienza durissima dal punto di vista fisico, per il clima e per le difficoltà dell’ambiente sociale in cui venivo ad operare (le favelas), ma anche molto bella e gratificante dal punto di vista umano e dal punto di vista pastorale, come missionario.

Sono rientrato in Italia nel 2001 non per mia volontà ma per obbedienza al vescovo di Padova, il quale mi ha assegnato il compito di direttore del Centro Toniolo in zona industriale a Padova, un centro di ricerca e formazione sulla Dottrina Sociale della Chiesa. Abbiamo lavorato assieme alle associazioni di categoria e ai sindacati, all’Università di Padova e alle scuole superiori della provincia, alla Camera di Commercio e alle amministrazioni pubbliche per progetti d’interesse sociale (per es. le pari opportunità), bilancio sociale d’impresa, democrazia economica, finanza etica, bilancio sociale di mandato, ecc.

Successivamente il vescovo mi ha assegnato all’unità pastorale di Sant’Urbano nella bassa padovana, unità pastorale composta da quattro parrocchie. Da tre anni sono stato assegnato qui a San Marco di Cassola, che non conoscevo, perché non avevo mai attraversato questo territorio prima della nomina.


Come sta cambiando la fede cristiana del terzo millennio? Come si sta evolvendo la fede nella famiglia e nella società? Quali sono i principali cambiamenti che ha potuto notare dal suo avvento in parrocchia?

Prima del mio arrivo a Cassola, non conoscevo questo territorio, quindi non posso dare una risposta concreta, non sono in grado di fare un confronto. Posso dire, dalla mia esperienza in terra straniera, che al mio ritorno ho trovato una trasformazione nella religiosità degli italiani.

Sono partito nel 1977 che la religiosità della gente era orientata verso la ricerca della propria salvezza, la garanzia per la vita eterna, quindi un controllo morale su se stessi, un rispetto minuzioso delle norme della Chiesa, dei comandamenti.

Sono rientrato che ho trovato una religiosità molto diversa, orientata verso la ricerca del significato della vita. E’ stata una trasformazione bellissima. Ho trovato la gente non più assillata dal problema del proprio destino eterno, quasi una ricerca egoistica della salvezza individuale, ma ho visto che le persone cercano di dare senso e valore ai propri giorni, scoprendo l’importanza del proprio contributo alla crescita del corpo sociale cui appartengono e al mondo di oggi, visto come casa comune. Questa per me è stata la trasformazione più evidente, a mio vedere, anche la più positiva che ho riscontrato al mio rientro.

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Come viene gestita la formazione degli educatori e animatori ACR?

C’è un programma diocesano e c’è un metodo collaudato da decenni che proviene dall’Azione Cattolica Italiana. Questo programma, e le metodologie ad esso associate, vengono rielaborate ogni anno in diocesi e vengono organizzati corsi di formazione per i nostri animatori e nostri educatori divisi per fasce di età, divisi per competenza e per tipo di giovani che dovranno approcciare.


Recentemente è stata istituita la nuova unità pastorale San Giuseppe / San Zeno di Cassola. Ha avuto modo di conoscere di persona i tre nuovi parroci don Stefano Caichiolo, don Vittorio Gnoato e don Adriano Tessarolo?

Sì, sono andato personalmente a salutarli perché effettivamente non conoscevo nessuno dei tre, tra l’altro San Zeno e San Giuseppe appartengono alla diocesi di Vicenza, invece San Marco di Cassola, dove opero io, appartiene alla diocesi di Padova, quindi non avevamo nessuna occasione per incontrarci.

Sono stato in canonica a San Giuseppe a salutare i nuovi arrivati, ho trovato don Stefano e don Vittorio ed è stato un piacere conoscerli. Inoltre in occasione di un pranzo presso il ristorante al Pioppeto, organizzato dall’Associazione “San Giuseppe” che gestisce il Centro Diurno per Anziani, ho conosciuto anche don Adriano.

Con i parroci vicini già da qualche anno abbiamo cercato di coordinare le attività delle scuole materne parrocchiali di Cassola e di San Zeno, unite da un comune programma formativo e che hanno sottoscritto insieme una convenzione con il Comune di Cassola.


Qual è il suo ruolo attivo nel Comitato di gestione della Scuola dell’Infanzia “G. Sterni”?

Sì, effettivamente io sono il presidente di questo Comitato di Genitori e il legale rappresentante di questo ente davanti alla diocesi di Padova e davanti allo Stato.

Il mio ruolo è di coordinamento.  Grazie a Dio, i Genitori sono attivi e impegnati, e il Comitato ha degli elementi eccezionali, direi, per competenza, per dedizione, per disponibilità. Inoltre, essendo paritaria, la nostra scuola materna G. Sterni può contare su insegnanti qualificati, in primis la Coordinatrice, come chiede la legge.


Il 20 ottobre 2016 ha presenziato al 39° Convegno Nazionale dei Consiglieri Ecclesiastici Coldiretti a Roma. Quali sono stati i temi trattati?

La Coldiretti è l’unico sindacato italiano che prevede per statuto la presenza di un Consigliere ecclesiastico, in ogni provincia. Ogni tanto ci riuniamo e anche quest’anno ci siamo riuniti a Roma il 19 e il 20 Ottobre.

Abbiamo invitato anche il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo e con lui abbiamo riflettuto sul tema (che a me come ex missionario sta molto a cuore), di come conciliare la dimensione della mondialità e della cooperazione internazionale con i popoli in via di sviluppo (papa Francesco ci indica la strada della globalizzazione della solidarietà), con il lavoro da tutelare nell’agricoltura italiana, il reddito da promuovere per i produttori agricoli italiani, la qualità del prodotto fatto qui in Italia, l’ambiente da salvaguardare.

La mia difficoltà era mettere insieme questo riconoscimento del lavoro dei produttori agricoli italiani con la necessità della globalizzazione della giustizia e della solidarietà. Dalla mia esperienza di missionario ho portato con me un’attenzione speciale verso i produttori agricoli dei paesi poveri, come favorire la loro crescita, il loro sviluppo, senza danneggiare gli agricoltori italiani.

E’ emerso, per esempio, il tema dell’olio di oliva tunisino. Questa decisione dell’UE ha sollevato notevoli riserve da parte dei produttori italiani. E’ difficile mettere insieme questi interessi nazionali con l’attenzione alla situazione di crisi, di emergenza dei popoli poveri.

E’ una tematica molto delicata che in ogni caso abbiamo affrontato insieme nel corso di questo congresso a Roma.


Come sta cambiando la fede cristiana del terzo millennio? Come si sta evolvendo la fede nella famiglia e nella società?

Qui in Veneto da secoli la fede veniva trasmessa dalle grandi agenzie educative: Famiglia, Scuola e Chiesa.

La fede veniva trasmessa fin dai primi anni di vita per “osmosi”, era comportamento condiviso da tutta la Società. Era un adeguamento facile, di facile consenso, perché tutti erano coinvolti in questa visione della Società e della Chiesa.

Oggi viviamo in una Società pluralista, in cui emerge di più il fattore individuale e la libertà di scelta. Anche in Italia, non c’è una religione di stato, ma la libertà di religione (Art. 19), e questo è positivo. Oggi la Chiesa presenta il suo “progetto Uomo” ed il suo “progetto Società nuova” con piena fiducia nella sua validità.

E’ impossibile non annunciare la bellezza del Vangelo, è gioia profonda poterlo fare.

Dicevo all’inizio che c’è uno spazio di ricerca personale: la ricerca di un significato che dia valore e senso alla propria vita. Si cerca una finalità al proprio agire, come rendersi utile nel corpo sociale a cui si appartiene.


Il comune di Cassola, nonostante sia territorialmente un piccolo comune, è molto attivo a livello sociale. Quali consigli vorrebbe proporre ai vari responsabili di settore per aumentare la partecipazione dei cittadini nella vita sociale ed ecclesiale del territorio?

Noi abbiamo avuto un importante forma di collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Cassola per quanto riguarda l’individuazione di famiglie in difficoltà, in disagio sociale.

Parallelamente a quanto ha operato il Comune, anche noi abbiamo attivato il Fondo Straordinario di Solidarietà per dare del lavoro occasionale accessorio, tramite il sistema dei voucher, a parecchie persone. So che ancora oggi il Comune lo sta facendo nei riguardi di famiglie in difficoltà.

Con i Servizi Sociali c’è un ottimo rapporto di collaborazione, e i nostri due Centri di Ascolto della Caritas vicariale scambiano informazioni (ricerca di lavoro, panieri di alimenti, scuola di italiano per Stranieri residenti, ecc.).

Anche per quanto riguarda la scuola materna, il Comune è sollecito nel sostenere, attraverso la convenzione, questo istituto di formazione. Con il contributo convenzionato, il Comune di Cassola riconosce puntualmente ogni anno alla scuola materna di San Zeno e di Cassola un importante sostegno, e questo è un bel gesto di attenzione verso questo servizio alla Famiglia e ai Bambini che le parrocchie hanno avviato da molti decenni.


Siamo alle porte del Natale, quale augurio vuole dare ai suoi parrocchiani e all’amministrazione comunale?

Il mio augurio è sempre sulla pace sociale, che nel nostro territorio ci sia un benessere diffuso e ci sia la tranquillità sociale; non solo sicurezza, ma anche qualcosa in più.

Un incontrarci, un condividere, un accogliere, un partecipare; offrire la propria disponibilità e le proprie competenze al servizio del bene comune.


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