Yvan Battaglia

Intervista a Yvan Battaglia | Workshop Fonico Live Eventi dal vivo, Make It

Yvan Battaglia, Make It

Yvan Battaglia, lo scultore del suono…

Era da un pò di mesi che noi della redazione di iloveCassola.it volevamo pubblicare degli articoli d’approfondimento dedicati al progetto Make It, il nuovo centro di formazione cassolese, ideato e curato dal videomaker Alberto Arsie, dedicato alle professioni creative in ambito multimediale. Ebbene… con questo primo articolo, dedicate ad uno degli insegnanti dei vari workshop di Make It, vi invitiamo alla lettura di una delle più belle interviste che fin’ora abbiamo mai pubblicato. Di chi stiamo parlando? Stiamo parlando del grande Yvan Battaglia, sound designer e sound engineer italiano nato in Svizzera di fama internazionale (anche se lui non lo vuole ammettere).

Infatti, per gli “addetti ai lavori” (i professionisti del mondo dello spettacolo e del multimediale che operano nel panorama musicale a livello nazionale ed internazionale) Yvan Battaglia non ha bisogno di presentazioni.

Vi avvisiamo già che l’articolo è davvero molto lungo, ma fidatevi, merita di essere letto fino in fondo. Quindi mettetevi comodi perchè sono quasi 3500 parole.

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Ma per chi non conoscesse questo personaggio unico (concedeteci il termine) Yvan, tra i primi fonici “pionieri” in Italia a utilizzare il digitale in importanti spettacoli e trasmissioni televisive, ha alle spalle 28 anni di invidiabile carriera in prestigiose produzioni artistiche.

Giusto per citarne alcune (se no la lista diventerebbe troppo lunga):

  • ha avuto l’onore di curare la registrazione live del mega concerto di Paul McCartney al Colosseo di Roma,
  • è stato per 15 anni fonico di produzione di Renzo Arbore con cui è stato in tournée in tutto il mondo: Cina, Spagna, Malta, Germania, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, etc…
  • nel Ciad (Africa) ha curato la formazione dei tecnici del più importante studio di registrazione del paese.
  • ha inoltre partecipato a diverse produzioni televisive per RAI, Mediaset, Sky, MTV.

Definire Yvan solo un fonico o un sound designer sarebbe riduttivo, infatti segue collateralmente numerosi progetti professionali in qualità di fotografo, videomaker e grafica creativa. Insomma un personaggio multi-tasking e poliedrico.

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Yvan, cosa ci puoi raccontare riguardo i Workshop Make It “Fonico Live | Eventi dal vivo” che hai recentemente curato presso il centro di aggregazione Cre-ta di Cassola?

Make It è una bellissima realtà. Recentemente, grazie ad Alberto Arsiè, l’ideatore di Make It, ho avuto il grande onore di inaugurare questa nuova avventura. Stiamo appunto realizzando dei workshop dedicati al mondo del Fonico Live, invito i lettori ad approfondire visitando questo link » www.makeitspace.it/workshop-fonico-live-eventi-dal-vivo.

Non c’è uno stereotipo di corsista tipo, nei corsi che seguo a Make It. C’è un po’ di tutto, dal neofita all’esperto.

Se sei proprio alle primissime armi un  workshop del genere potrebbe risultare ostico, però non importa, uno deve pur iniziare da qualche parte.

Secondo me questo tipo di workshop serve per capire se vuoi veramente andare avanti in questa particolarissima professione. Infatti poi chi fa il workshop si iscrive poi ha dei corsi un po’ più lunghi e più approfonditi in modo da specializzarsi il più possibile.

 

 

Approfondimenti

Make It | Centro di formazione multimediale

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Quand’è nata la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica si è manifestata fin da quando ero bambino. Col passare degli anni, avevo 14 anni, sono andato a vedere i miei primi concerti.

Essendo nato e cresciuto a Sierre, una zona periferica nel sud della Svizzera, nella “pancia del maialino” del cantone francese, non c’era una vastissima scelta nel panorama musicale.

Fin da ragazzino mi ha sempre affascinato vedere i gruppi dal vivo, ma allo stesso tempo davo un’occhiata a “quel matto” che usava tutti quei bottoni (il mixer) e mi facevo anch’io la classica domanda che mi fanno tutt’ora tutti quanti: «come fai a capirti in mezzo a tutto quel casino di bottoni, cavi, spine e attrezzature varie…?»

A 21 anni, per mia volontà, mi sono trasferito in Italia. Ho sempre sentito molto forte il richiamo delle mie radici. Mio papà è bassanese, mia mamma è veneziana, ma si sono conosciuti e innamorati in Svizzera.

Passano gli anni e intanto la mia curiosità per il mondo del suono e della musica cresceva. Così mi sono iscritto ai corsi per tecnico del suono dell‘Accademia Nazionale del Cinema a Bologna.

L’esperienza propedeutica che lAccademia Nazionale del Cinema di Bologna mi ha dato è davvero tanta, in quel grande centro di formazione ho potuto imparare non solo un mestiere ma anche una filosofia di vita. L’attuale direttore della scuola Alessandro Scala, nonché mio ex docente, mi ha anche recentemente contattato per effettuare dei corsi di tecnico del suono che probabilmente verranno effettuati al centro polivalente Cre-ta di Cassola. E’ ancora tutto in fase di organizzazione.


A livello nazionale o internazionale qual è il progetto più importante che hai curato nel corso degli anni?

Il lavoro forse più grosso che ho curato, e che mi ha fatta diventare un professionista serio, è stata la registrazione del concerto di Paul McCartney al Colosseo di Roma.

Ho vissuto a Roma per 5 anni, periodo in cui ho lavorato per una grossa società, la Madema Spa, la quale mi ha offerto l’opportunità di curare la registratore di questa grande icona del rock internazionale, il primo artista al mondo a fare un concerto all’interno del Colosseo.

Quando mi hanno telefonato per avvisarmi di questo lavoro ho quasi preso un mal parole il collega. Lì per lì ho subito pensato che fosse uno scherzo. Al telefono con il mio collega ho reagito con una frase del genere “eh sì ciao! Guarda sono stanco, ho lavorato tutta la notte, lascia perdere, non è il momento di fare scherzi del genere”, invece non era uno scherzo, era tutto vero.


Collabori ancora con la Madema?

Si, con la Madema collaboro tutt’ora. Mi hanno recentemente affidato la direzione dell’impianto del Teatro Geox di Padova per la stagione 2016/2017.

L’impianto è di proprietà della Madema, ma contrattualmente lavoro per la Zed Live, una delle produzioni locali più importanti nell’area del nord Italia.

Da quando mi è stata affidata la direzione dell’impianto del Teatro Geox non faccio più tournee, anche per stare più vicino alla mia famiglia.


Quanti anni sono necessari per ottenere una conoscenza tecnica professionale nel settore del fonico live?

Bhe! E’ soggettivo, però secondo me per farsi notare dalle grandi produzioni artistiche sono necessari almeno 20 anni d’esperienza in ambienti artistici di un certo spessore.

In questo lavoro la curva di apprendimento è molto lenta. Non è un lavoro che si impara in due mesi.

In questo settore il saper usare le attrezzature, le macchine, è la parte più facile.

Il difficile è come “curare” il suono e non solo :

  • a seconda delle location
  • a seconda dei rapporti con l’artista e le produzioni
  • a seconda dello stile dei gruppi musicali
  • etc…

Ci vogliono anni e anni per averne padronanza.

È normale che sia così perché dopo tutto è una materia talmente vasta e complessa che non la puoi imparare, secondo me, nemmeno in 10 anni.

D’altronde nelle grandissime produzioni musicale, soprattutto in quelle internazionali, trovi solo professionisti over 50, tutti, nessuno escluso, almeno 20/25 anni di esperienza alle spalle.


Che differenza c’è tra un fonico di Serie A, cioè un professionista che lavora per le grandi produzioni musicali, è un fonico di serie B che si occupa tendenzialmente di eventi locali come “sagre”, ecc..?

Secondo me la differenza più evidente sta nell’utilizzo delle macchine. Nelle grandi produzioni le macchine digitali sono decisamente molto più complesse. Il fonico di “serie A” ha una conoscenza tecnica molto più elevata e un approccio molto preciso nella taratura dell’impianto.

I tecnici di “serie B” non sanno configurare queste tarature, nel senso che loro arrivano e “attaccano” quasi a caso. La taratura di un impianto è un po’ come la messa a fuoco della macchina fotografica: se tu non tari il tuo impianto audio si sentirà malissimo.

Per esempio con la BassanoBluespiritual band di Bassano qualche mese fa siamo stati a fare un concerto in una chiesa in cui c’erano 7 secondi di riverbero e tramite un certosino lavoro di taratura e posizionamento siamo riusciti a ottenere comunque un suono ottimo.

Un’altra differenza sostanziale è l’approccio con il genere musicale: con le produzioni musicali in qualche modo, oltre al tecnico, devi anche essere uno psicologo, devi essere come una sorta di figura che dia sicurezza alla band che si esibisce sul palco.


Quant’è impegnativo essere un fonico live per i grandi eventi musicali?

Adesso che da un paio d’anni ho questa responsabilità di gestire questo mega impianto del Teatro Geox di Padova ho a che fare con produzioni, italiani e straniere, di altissimo livello. E’ molto impegnativo, ma anche molto stimolante.

La prima cosa da rispettare è la puntualità e la serietà.

Tu arrivi là, serio, pacato, con un atteggiamento iper professionale. Non si può arrivare là con la sigaretta in bocca.

Devi saper parlare inglese, a volte anche il francese, a volte il tedesco.

Le produzioni straniere hanno molti pregiudizi sui tecnici italiani, per svariati motivi in parte anche giustificati, io pur essendo italiano riesco a lavorare anche meglio del mio collega straniero, infatti è capitato che mi si siano complimentati con me dicendomi «Oh, finalmente un italiano che ci sa fare!»

Questa è gente da tournée mondiali, con loro non si scherza. Per le produzioni musicali fare concerti è come fosse una sorta di catena di montaggio.

I problemi tecnici non sono tollerabili. Quindi è categorico che tutte l’equipe di fonici abbia una preparazione di altissimo livello.

Le produzioni americani e canadesi hanno orari molto rigidi: a tot ora si mangia, a tot ora si suona, a tot ora si va al bagno,  a tot ora si fa public relations, etc… Sono organizzati in modo quasi “militare”.


Chissà quanti star hai potuto conoscere nel corso degli anni. Hai qualche aneddoto curioso da raccontarci?

Capita spesso, per non dire sempre, di essere a stretto contatto anche con gli artisti, e a volte siccome magari sei preso da mille pensieri e mille responsabilità nemmeno te ne accorgi. Giusto per fare un esempio mercoledì 1 febbraio 2017 ho gestito la regia del concerto dei Dream Theater al Teatro Geox di Padova.

Prima del concerto, durante un momento di convivialità, mi sono seduto vicino al cantante James LaBrie senza nemmeno accorgermene. Non me ne sono accorto subito perché era vestito in un modo normalissimo, pantaloncini neri corti, una semplice maglietta. Lui era lì che mangiava tranquillo, sul tavolino. Io l’ho salutato, abbiamo parlato del più e del meno, e solo dopo qualche minuto mi sono accorto che era lui: “ma cavolo, ma questo è James LaBrie, il cantante dei Dream Theater.”

A Venezia invece durante una festa privata, tipo quelle feste iper blindate organizzate da qualche milionario di turno, dal nulla, mi son capitati davanti Santana e Bryan Ferry.


Andando più nel tecnico ci puoi illustrare la differenza tra Fonico e Sound Designer?

Fonico e Sound Designer si occupano della stessa materia: l’elaborazione del suono.

Ma la differenza principale tra le due figure è che il Sound Designer ha una predominanza creativa. Il Sound Designer, per esempio, costruisce suoni per il cinema: il suono di un’esplosione.

Crea forme d’onda sonore tramite l’elaborazione di campionamenti, di frequenze, di timbri, etc…

Spesso i Sound Designer sono anche musicisti. Non è necessario che il sound designer sia un musicista, se è un musicista meglio ancora. Per esempio io faccio il Sound Designer pur non essendo un musicista.

Mi è capitato spesso di realizzare delle intro per delle band. Quindi in definitiva la figura del Sound Designer costruisce un suono a seconda delle necessità artistiche.

In Italia la figura professionale del Sound Designer è quasi inesistente, purtroppo. Il Sound Designer lavora più nel cinema, più che nella musica. E in Italia il cinema è parecchio in crisi.

Poi adesso ci sono queste enormi librerie di suoni già pronti, basta acquistarle da internet e il gioco è fatto.

In Italia solo le grandi produzioni, quelle più blasonate, commissionano lo sviluppo di suoni dedicati a un Sound Designer.

Il Fonico invece è tutt’altra cosa. Il Fonico prende un suono già fatto e non lo deve “trattare”, non lo deve “costruire”. Il Fonico, in pratica, equalizza, effetta e alza o abbassa il volume del suono del musicista.

Un’altra importante differenza tra Sound Designer e Fonico sta nella location di lavoro. Vale a dire che nella stragrande maggioranza delle volte il Sound Designer lavora molto in studio e anche per eventi live, per esempio mostre d’arte contemporanea, sfilate di moda, o altri particolari eventi.

Invece il fonico lavora soprattutto in studio registrazione (mixaggio, mastering) e nei concerti dal vivo.


Com’è nata la tua passione in qualità di insegnante?

Quando in passato lavoravo in produzioni piuttosto di rilievo, ma che ancora non avevo ruoli di grande responsabilità, i miei colleghi hanno notato in me una grande pazienza nell’istruire i miei colleghi più giovani, gli apprendisti o assistenti come li chiamiamo noi.

Quindi questi miei colleghi più anziani mi hanno detto: «ma perché non ti butti nella formazione? Saresti un ottimo insegnante!».

Pian piano mi sono autoconvinto di intraprendere anche l’esperienza di formatore.

La mia prima esperienza come insegnante è stato un corso molto lungo, della durata di circa un anno, in uno studio di registrazione, poi gli ultimi anni ho “buttato giù” alcune idee per fare un corso specialistico sul fonico live, e da lì poi ne ho fatti diversi nel corso degli anni, sia privatamente, sia in scuole.

Per 2 anni ho curato corsi all’Esse Music Store di Montebelluna, forse il più grande negozio di strumenti  e attrezzature musicali in Italia.


Yvan, hai qualche “sogno nel cassetto”?

Si. Sto cercando di creare un “ponte” tra l’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna e le realtà locali del Veneto per fare dei corsi iper-specializzanti sul live.

In pratica sono dei workshop che si svolgeranno in un weekend pensati per quegli studenti che hanno già una buona infarinatura teorica, ma mancano di praticità esecutiva, quindi io gli farò tecnicamente “mettere mano ai ferri”.

Un altro grande sogno nel cassetto, che mi porto dietro da molti tanti anni, è una sorta di scuola veneta per il mondo dello spettacolo. Una scuola che non comprende solo i fonici, ma anche scenografia, costumi, makeup, cameraman, video editing, fotografia, insomma  tutto quello che c’è dietro al mondo dello spettacolo, a 360 gradi.

Non è facile realizzare un progetto del genere, anzi, è una missione che difficilmente riuscirò a intraprendere da solo, in quanto un progetto di tale portata prevede necessariamente di coinvolgere diverse realtà imprenditoriale ed istituzionali che in qualche modo venga parzialmente sovvenzionato con fondi regionali o fondi europei.

Questo tipo di realtà formative purtroppo in Veneto è poco sostenuto, cosa che invece in altre regioni italiane come l’Emilia Romagna e la Lombardia esistono già da anni e funzionano benissimo.

Tanti ragazzi veneti hanno voglia di imparare questi affascinanti mestieri legati al mondo dello spettacolo. Molti di loro sono costretti ad andare fuori regione, come per esempio all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna, se non all’estero, per coltivare le loro passioni.


Nel 2010 hai lavorato per un mese intero in Africa. Che ricordi hai di quell’esperienza?

Nel 2010 sono stato contattato da un’associazione Veronese, collegata direttamente con i frati comboniani, che si occupa di gestire missioni di vario tipo in Africa dalla fine del 800, la quale mi ha invitato a formare ragazzi del luogo, che a loro volta potessero diventare formatori nel settore del fonico live, di uno dei più grossi studi di registrazione del Ciad (uno dei paesi più poveri del pianeta).

Inoltre questo progetto aveva anche lo scopo di promuovere la cultura ciadiana degli artisti ciadiani.

Per me è’ stata un’esperienza stupenda, sia a livello professionale, sia a livello interpersonale.


In apertura articolo abbiamo accennato che sei un artista multi-tasking: Fonico, Sound Designer, Fotografo, Video Maker, Grafico. Quali progetti collaterali stai portando avanti in questo periodo?

Le mie attività collaterali professionali sono tutte collegate al suono.

Quando ho realizzato che il suono poteva essere “lavorato” e modificato a mio piacimento mi è venuta una forte propensione al Sound Design.

Così ho iniziato a comporre le mie “cose”, e da lì è nato il progetto musicale Les Champs Magnétiques.

Approfondimenti

Les Champs Magnetiques

Les Champs Magnetiques

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In pratica si tratta di un genere musicale molto particolare, uno stile “ambient” molto cinematografico: non è un arrangiamento musicale, è più una traccia timbrica costruita con suoni di rumori di ambientazioni. Questo progetto mi appassiona molto e lo porto avanti dal 1998.

Faccio dischi ormai  da circa vent’anni con questo stile , anche in collaborazione con artisti di spicco nel panorama italiano.

L’ultimo disco, in realtà sono due vinili, l’ho realizzato per un’etichetta norvegese  insieme all’artista milanese Maurizio Bianchi che è considerato l’erede di Luigi Russolo, uno dei primi musicisti che è iniziato a realizzare dischi tramite l’elaborazione di rumori.

Oltre al Sound Designer la mia grande passione è la fotografia, la video arte e la grafica digitale. Oltre al fotografo e grafico ho una grande passione per il montaggio video o più che altro il visual editing, professione che intraprendo in stretta collaborazione con mia moglie con cui collaboro per il progetto Les Champs Magnétiques e Carnera. Mia moglie si occupa dell’assemblaggio dei video in diretta e di riprese.


Per 15 anni hai seguito Renzo Arbore nelle sue varie tourneé in giro per il mondo. Hai qualche curiosità da confidarci?

Su Renzo Arbore ne avrei da raccontare, per non dilungarmi troppo vi confido le meno conosciuto e le più “curiose”.

Renzo Arbore ha il record italiano di presenze all’estero, inoltre è stato il primo artista al mondo a fare un concerto sulla Piazza Rossa a Mosca, qualche anno prima dei Rolling Stones.

La tournée in Cina con Renzo Arbore è stata una delle esperienze più interessanti che abbia mai fatto. I tecnici cinesi sono bravissimi, nessuno parla, sono quasi dei robot.

Io avevo due assistenti fissi che dove passavo mi spostavano i cavi per non farmi inciampare, quasi fossero dei paggetti. Questa cosa mi creava qualche disagio al dire il vero.

Sono dei bravissimi ragazzi, ma hanno un piccolo difetto: vanno in tilt se gli dici che c’è un problema. Infatti il traduttore poi mi ha spiegato che non devi mai fare una domanda a un cinese, non devi mai dire, per esempio «Perché questo non funziona?», ma anzi devi dire «prendi questo e sistemalo!» allora lo fanno, è una difficoltà intrinseca proprio del modo di pensare della filosofia cinese.

Renzo Arbore è abituato a fare spettacoli infiniti, concerti che sfiorano le 3 ore e mezza anche 4 ore. In Cina invece gli è stato tassativamente e insindacabilmente imposto di iniziare lo spettacolo alle 19:30 e concluderlo alle 21:00, lui poi, come al suo solito a sforato l’orario e i responsabili dell’evento si son visti costretti a trascinato letteralmente in camerino con la forza.

Una volta al Metropolitan di New York il responsabile dell’impianto ha staccato la corrente di tutto l’impianto per costringere Arbore a smettere di suonare. Arbore quella volta si è incazzato come una bestia. C’era gente perfino che ballava scatenata sopra i seggiolini del teatro.

Un’altra chicca che vi voglio raccontare è questa: in un palazzetto dello Sport stavo lavorando in regia come sempre e che si trovava proprio mezzo al pubblico, ad un certo punto sento qualcuno che mi batte sulle spalle. Mi giro e vedo una carinissima signora molto anziana, che mi dice “ma lei mica penserà di stare lì tutta la sera??”.

In quel momento avevo di fianco anche il produttore di Arbore, ci siamo letteralmente scompisciati dal ridere tante che poi mi son distratto e mi son dimenticato di inserire un effetto durante l’attacco dei musicisti.

 

Poi un l’altro aneddoto davvero comico, e anche un pò volgarotto (qui però Arbore non c’entra) è questa: ho avuto anche la fortuna di curare la registrazione di due Concerti di Natale in Vaticano, presso l’Aula Nervi. Durante lo smontaggio delle attrezzature, praticamente stavano caricando questa colossale montagna di attrezzature nei camion, c’era un camionista romano, con una parlata bella “grezza” e “casareccia”, premetto che eravamo in Vaticano, uno stato estero, abbiamo anche dovuto fare i visti d’ingresso, sta di fatto che non riuscivano a caricare nel camion l’ultimo baule, allora arriva questo camionista, prende di peso questo grande baule e finalmente riesce ad incastrarlo dentro il camion esclamando “preciso come n’dito ar culo”.

A pochi metri di distanza c’erano le guardie svizzere in borghese che hanno sentito questa colorita esclamazione, è successo di tutto: «Signori siete nel territorio dello Stato del Vaticano» dopodiché è successo un putiferio…  gente che ha iniziato a urlare, le guardie svizzere che volevano arrestare i facchini, sembrava davvero una scena fantozziana.

Ammetto che mi sono abbastanza vergognato per questa scena.

Quando sei ospite in casa altrui cerchi di comportarti bene, soprattutto in un luogo particolare come lo Stato Vaticano.

Almeno questa è l’educazione che ho ricevuto, il rispetto prima di tutto !!


Ringrazio iLoveCassola.it per questa bellissima intervista e auguro buon suono e buona musica a tutti i lettori.

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